Scritto e diretto da Alina Narciso

Musiche originali e dal vivo Walfrido Domìnguez

Con Cristina Donadio, Lucio Calandrella, Juana Lacorazza, Gino Lacorazza, Davide Pagano, Danila Sanniola

Percussioni e voce recitante Alassane Doulougou

Con la partecipazione dei bambini Sara Astou Diakite, Giuseppe D’Ambrosio

Scene e costumi Annalisa Giacci, Maria Rosaria Riccio

Fotografia Salvatore Esposito

Trattamento immagine e fonica Sergio Ursita

Luci Antonio Gatto

Riti, mistero, credenze popolari, filtri d’amore e di morte sovvertono le ferree leggi della storia in un miscuglio magico e sensuale. Antichi retaggi di culture popolari mescolano suggestivamente il sacro e il profano restituendo alla vita l’incertezza ed alla politica la dimensione utopica.

“Cunto de aguas” evocando la struttura fiabesca dei “cunti napoletani” inscena un viaggio verso il Latinoamerica, più precisamente Cuba, ricco di sortilegi ed incantesimi e gravido di cambiamenti.

Dal porto di Napoli verso la meta del ‘900 parte una folla variopinta di personaggi, che come i “migranti” di sempre, impersonano povertà, speranze e delusioni.

Il tema del viaggio diventa metafora della transazione, dalla fine di un’epoca – il secolo breve – all’inizio di quello attuale.

Il viaggio diventa momento di incontro tra culture differenti, tra mondi lontani ma intimamente legati. Oggi il nomadismo è parte di noi, non siamo più solo la nostra terra d’origine, ma gli infiniti luoghi e paesi che abbiamo attraversato o che lasciamo ci attraversino con i loro differenti idiomi.

Le credenze popolari mostrano un comune denominatore nel tessuto più profondo della sensibilità popolare: il culto dei morti. Alina Narciso restituisce un quadro composito in qui il métissage e l’incontro tra diversità culturali diventa la cifra distintiva dello spettacolo così come del nostro tempo.

I culti popolari campani, si mescolano a quelli della Santeria cubana, a loro volta frutto dell’incontro tra antichi retaggi africani e spagnoli. Attraverso citazioni, traduzioni e riscritture da Giambattista Basile, Anna Maria Ortese, Ermanno Rea, Marino Niola, Josè Marti, Miguel Barnet, Nicolàs Guillén e Lydia Cabrera, l’autrice costruisce un tessuto drammaturgico sospeso in una dimensione onirica che accompagna tutta la prima parte dello spettacolo, a cui segue una seconda parte più straniata e ricca di verve, dove il gioco e l’irriverenza spezzano la tensione per poi approdare ad un finale che evoca la ciclicità del pensiero mitologico.

Lo sforzo di elaborare un linguaggio aderente ai fenomeni di ibridizzazione contemporanea caratterizza lo spettacolo, l’uso di dialetti campani si mescola allo spagnolo e recupera idiomi africani, in un gioco teatrale fortemente contaminato dove la ritualità affascina e irretisce.

Galleria Fotografica

Rassegna Stampa

Rassegna Stampa – Prensa – Cunto de Aguas [PDF]

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