Il primo studio teatrale sulla memoria di El Salvador al Teatro Mercadante: La Audiencia de los Confines

Rappresentato lo scorso finesettimana presso il Teatro Stabile di Napoli nell’ambito della VI Biennale internazionale della Scrittura della/e differenza/e (in qualità di opera vincitrice), La Audiencia de los Confines è uno spettacolo concettuale e atemporale che parla lo spagnolo ma recita in una lingua universale: quella della tragedia e della memoria.

Un’ambientazione ai confines del mondo, tre anime perdute in attesa del suono di una campana, della fine delle tenebre, del buio che li astrae da tanto tempo in una non-dimensione. L’intensità della recitazione dei tre attori cubani lascia scivolare flussi di parole (talvolta anche molto lunghi) in un suono intellegibile, supportato comunque dai sovratitoli ma assolutamente diretto e di facile accesso al pubblico, che segue le vicende, concrete ed oniriche, di Alonso, Carola e Mauro (rispettivamente Kelvis Sorita, Mayra Mazorra e Walfrido Serrano,).

L’indiscutibile punto di forza della rappresentazione, scritto da Jorgelita Cerros e diretto da Alina Narciso e la sua Metec Alegre, sono i momenti estemporanei, le scene quasi surreali che ritagliano enfaticamente i tre protagonisti fuori dal luogo scarno e povero in cui sono seppelliti per vederli banchettare ad un’immaginaria cena in onore dell’elezione del Presidente di El Salvador (ambientazione e luogo di ispirazione del testo teatrale) o recitare una pantomima in maschera con tanto di impersonificazioni e allegorie della “signora Verità”, “signora Storia” e “signora Memoria”. Attraverso battibecchi, dialoghi serrati ed evocativi, il messaggio arriva chiaro e si perpetua a mo’ di eco in platea: la verità è scomoda, nessuno vuole recitare la sua parte. La memoria è a breve termine, non si accorda con la Storia, che spesso e volentieri non ricorda le voci, i pianti dei bambini, le tragedie di El Salvador come quelle di tutto il mondo, dall’Iraq al Ku-Klux-Klan

I riferimenti non sempre risultano immediatamente chiari, piuttosto stimolano domande e dubbi sul tipo di memoria che di volta in volta vuole essere evocata dai lunghi e appassionati dialoghi di Carola, Alonso e Mauro.

Fiori all’occhiello e note di estremo merito de La Audiencia de Los Confines, il saxofono di Valerio Virzo, il contrabasso di Corrado Cirillo e la splendida voce Maria Carmela Lubrano, che, in particolare, chiude lo spettacolo con un meraviglioso brano a cura di Iván Sánchez Guardiola e Valerio Virzo. Gli arrangiamenti concedono un tocco europeo con un effetto quasi straniante rispetto alla recitazione e all’atmosfera sul palco, rendendo l’intera rappresentazione una vera e propria commistione dai toni internazionali, toni possibili in tutti i luoghi e spazi dove ci sia bisogno di ricordare, di non perdere la memoria.

L’opera è le vincitrice dell’America Centrale Settentrionale, mentre per l’Italia (che insieme a Ecuador, Spagna, Argentina, Brasile e Cuba rientra nel circuito della Biennale de La Scrittura della/e Differenza/e) non è stato assegnato nessun premio finale, dato che nessuna delle opere è stata considerata rispondente ai parametri del riconoscimento. Tuttavia va segnalata “In memoria di me” di Barbara Rossi Prudente, giudicato un testo interessante ma più vicino alla scrittura cinematografica.

I testi delle edizioni precedenti sono reperibili nel volume collettivo “La Escrittura/s Differenza/s 2012/2013” co-curato dalla Casa Editrice Nazionale Cubana Tablas-Alarcos e quella italiana Edizione Metec Alegre.

Marta Capuozzo

(Venerdì 10 Maggio 2013, http://www.levanteonline.net/index.php/cultura/teatro/8597-il-primo-studio-teatrale-sulla-memoria-di-el-salvador-al-teatro-mercadante-la-audiencia-de-los-confines.html)