Compagnia Métec Alegre

Via Ottavio Morisani, 28 – 80131 Napoli

tel. 081 5640052 – 3336814270

e-mail: alinanarciso@libero.it

Alina Narciso, drammaturga, regista e organizzatrice, debutta nel 1990 con uno spettacolo teatrale – L’uomo rubato – tratto da un suo racconto. Seguono anni di grande attività: pubblicazioni, collaborazioni – generalmente drammaturgiche e di regia – con varie compagnie napoletane, tra cui ricordiamo La Compagnia Teatro dei mutamenti di Antonio Newiller.

Nel 1996 crea C.A.M. dello spettacolo, poi Compagnia Le Métec Alegre, e debutta con lo spettacolo Venacava – da lei scritto e diretto - al Festival internazionale contro l’embargo di Babilonia (27/9/1996 -Baghdad – Iraq) che dà inizio a quello che sarà uno dei punti fermi della sua ricerca teatrale: esaltare, del teatro, quella funzione, che peraltro gli appartiene storicamente, di creare il dialogo, l’incontro e le contaminazioni tra culture anche distanti. Non è un caso difatti che lo spettacolo debutti prima al festival di Babilonia e solo nella stagione successiva (1997/98) al Teatro Nuovo di Napoli.

Da questo momento in poi la sua attività si identifica quasi del tutto con l’attività di C.A.M. dello spettacolo/ Compagnia Le Métec Alegre da lei fondata e diretta; per maggiori dettagli si rimanda pertanto al suo curriculum e alla scheda dell’attività della compagnia, preferendo in questa sede soffermarci sugli snodi essenziali della sua traiettoria artistica e sulle definizioni che del suo lavoro altri hanno dato.

Come in molti hanno sottolineato sin dall’inizio il suo percorso artistico si caratterizza per il forte nomadismo e per l’articolazione e l’intreccio di organizzazione, scrittura drammaturgica e regia in progetti con una chiara proiezione internazionale (soprattutto Spagna e America Latina) nei quali “la motivazione culturale” origina e fa da contesto a progetti più specificamente artistici. E difatti nel 1997 si trasferisce a Barcellona, dove avvia quella ricerca sul métissage di culture, esperienze e tradizioni teatrali differenti che la porterà a praticare un confronto serrato e costante con artisti di differenti nazionalità ed un’incessante ricerca di “luoghi e forme” che permettano agli stessi di incontrarsi, lavorare e sperimentare insieme. E’ certamente questo il filo rosso della sua attività, che ha generato sul piano dei risultati artistici un particolare interesse da parte di importanti istituzioni culturali quali per esempio l’UNESCO e la Fundació Palo Alto di Barcellona de Javier Mariscal (è il caso dello spettacolo Muna Anyambe – 1999, Barcellona)

Lungo le rotte del suo nomadismo” nel 2000 rientra in Italia con la versione italiana dello spettacolo Muna Anyambe e vince il Premio Girulà /Migliore Drammaturgia con la motivazione: “Ad una proposta di teatro multietnico in cui tradizioni, linguaggi, mitografie e ritualità si integrano, e il dialogo di culture è approdo di una nuova sensibilità artistica e civile.

Al contempo trasforma l’associazione C.A.M. dello spettacolo in Compagnia Le Métec Alegre.

Intanto a Barcellona ha continuato a portare avanti un lungo lavoro di riflessione e contatti con altre drammaturghe catalane che sfocerà poi nella nascita de La scrittura della differenza. La manifestazione nasce nel 1999 a Barcellona, con l’obiettivo di costruire una rete internazionale di drammaturghe allo scopo di creare un archivio di testi di teatro contemporaneo scritti da donne, già professionalmente inserite nel mondo teatrale, e di incentivare la drammaturgia femminile, facilitando, attraverso cicli di letture drammatizzate, incontri e conferenze, la circolazione e la conoscenza dei testi e lo scambio professionale. Nel 2000, quando ormai parte importante della sua attività si è nuovamente spostata in Italia, decide di trasferirvi anche la manifestazione: nasce così La scrittura della differenza. Biennale internazionale di drammaturgia delle donne che in questa Iª Edizione si svolge tra Napoli e Barcellona. La manifestazione, ormai giunta alle soglie della Vª Edizione, già a partire dalla IIª (2002), assume le caratteristiche che tuttora la connotano: focalizzare l’attenzione oltre che sulla produzione teatrale di genere anche sulle culture del Sud, aderendo in tal modo al mondo artistico -culturale della Narciso che dal quel momento in poi tende a trasformarla sempre più in una sorta di “laboratorio creativo” dove i due filoni di riflessione e di ricerca – le differenze di genere e quelle culturali ed etniche – possano incrociarsi mettendo a punto “le rotte necessarie a nuove avventure”.

La scrittura della differenza la “costringe” in certo qual modo ad assumere un “ruolo militante”: innumerevoli i convegni, gli incontri, le partecipazioni che l’hanno resa “un punto di riferimento”, non solo italiano, sulla tematica Teatro e Gender. Non è un caso infatti che la regista è al suo secondo mandato nel direttivo della S.I.L. (Società Italiana delle Letterate), che recentemente è stata discussa un Tesi di dottorato sulla sua attività (Alina Narciso e il teatro della differenza) e che le pubblicazioni che la Biennale cura ad ogni edizione risultano essere le uniche iniziative editoriali presenti nel panorama italiano che incrocino drammaturgia e genere.

Ma naturalmente la sua attività non si è limitata solo a questo: nel 2003, a seguito della crisi in Argentina, avvia una fruttuosa collaborazione con il Teatro fantastico di Buenos Aires, e organizza il Festival Napoli/Buenos Aires: andata e ritorno con il doppio intento di far conoscere in Italia, dalla diretta voce dei protagonisti (Fernando Solanas, Teatro Fantastico di Buenos Aires, Laura Bonaparte de Las madres de Plaza de Mayo) la terribile crisi che il loro paese viveva e di offrire agli stessi artisti una forma concreta di solidarietà. Sul filo rosso del tango, l’approfondimento della cultura argentina, gli accadimenti della sua storia, le parole degli attori e le parole destinate agli attori si forma il canovaccio del progetto che produce oltre al Festival anche il suo spettacolo Volver (testo segnalato dal Premio Don Chisciotte) e che riceve il Premio Girulà/Teatro a Napoli con la seguente motivazione: Al progetto che ripercorre, analizza, mette in scena la creatività di un popolo in grado di esprimere nella musica, nel tango, nel teatro la rabbia e il dolore di una lunga buia attualità.

Dal 2004 al 2007 crea e dirige l’Atelier di teatro Le Métec Alegre interamente dedicato all’approfondimento delle tematiche di genere e del sud.

Nel 2006, nell’ambito della III° Edizione de La scrittura della differenza – viene presentato in work in progress – il suo nuovo spettacolo Cuento de aguas, “che evocando la struttura fiabesca dei “cunti napoletani” inscena un viaggio verso il Latino America, più precisamente Cuba, ricco di sortilegi ed incantesimi e gravido di cambiamenti. Il tema del viaggio diventa metafora della transizione, dalla fine di un’epoca – il secolo breve – all’inizio di quella attuale, momento d’incontro tra culture differenti, tra mondi lontani ma intimamente legati”.

Nel 2008 il testo Cuento de Aguas (versione spagnola) vince la selezione indetta dal Ministerio de Cultura Cubano per un progetto di co-produzione e Alina Narciso si trasferisce, con alcuni membri de Le Metec Alegre, a Santiago de Cuba per lavorare stesso insieme alla Compagnia Caliban teatro alla messa in scena dello; il debutto avviene il 3 aprile 2009 al Teatro Cabildo di Santiago de Cuba e rappresenta quasi il coronamento di un lungo percorso: montare in un paese “realmente straniero”, con una compagnia mista, uno spettacolo che tenta una “contaminazione culturale e artistica” tra culture teatrali fortissime come la cubana e la napoletana. Lo spettacolo riceve una grande accoglienza sia di pubblico che di critica e per tale ragione viene invitato ad aprire il Festival Internacional del Caribe (2/3 luglio 2009, Santiago de Cuba).

Nell’ambito dello stesso Festival si è svolta anche dal 2 al 6 luglio 2009 la Iª Sesión Caribeña de la Bienal Internacional de Dramaturgia Femenina “Escritura de la Diferencia”, momento di incontro con le drammaturghe cubane con l’intento di rafforzare la rete che in questi anni si è andata consolidando e di trovare nuove forme di collaborazioni e sinergie.

Ci piace concludere questa scheda con la definizione data da Angelica Sicilia nella sua tesi a proposito di Cuento de Aguas: “proprio perché in esso l’autrice sviluppa una duplice accezione del motivo del “viaggio”. (…) esso si lega a due tematiche coincidenti con le due motivazioni principali dell’impegno teatrale della Narciso: da un lato, l’esaltazione delle differenze culturali, linguistiche e sociali; dall’altro, l’evasione da una realtà “scomoda” che non offre motivo d’espressione. (…) Questa occasione del viaggio come possibilità di crescita attraverso l’incontro con l’altro è riflesso della concezione e dell’uso da parte della Narciso dello spazio teatrale come luogo di incontro di culture diverse (…). La fuga dei protagonisti, legata alla volontà di raggiungere un paese che offra migliori opportunità, è parallelamente anche l’evasione dell’autrice e delle altre drammaturghe dalla condizione in cui versa il mondo teatrale contemporaneo, il quale stenta ad attribuire parità di riconoscimento alle creazioni femminili. (…) Ma affinché l’attività della Narciso e del gruppo di donne che rappresenta non rimanga – e non può rimanere –incompiuta occorre l’impegno delle principali istituzioni: il teatro deve riuscire a prendere atto delle disuguaglianze esistenti al suo interno e porre in essere azioni volte a riequilibrare la presenza delle donne. Esiste una specificità femminile, un punto di vista sul mondo a cui va dato adeguato spazio. (….)

E per concludere:

Gli sforzi della drammaturga sono orientati all’elaborazione di un linguaggio che illustri i fenomeni di ibridizzazione contemporanea e la ricchezza della mescolanza. (…) L’incontro tra la tradizione napoletana e quella cubana si manifesta attraverso una progressiva ibridazione degli idiomi e delle musiche, fino a creare un sincretismo linguistico e musicale tra le due culture. Per la presenza di questi due elementi si potrebbe includere l’opera della Narciso all’interno della corrente artistico – letteraria a cui è stato dato il nome di “Realismo magico”: (…) l’arte deve essere «avventura», «sorpresa», «atto magico», rappresentare «l’irruzione dell’assurdo nella realtà quotidiana»!

E forse proprio nel segno dell’irruzione dell’assurdo nella realtà quotidiana e forte della libertà conquistata di guardare la propria tradizione con uno sguardo straniero che si deve leggere l’ultimo lavoro Le voci del vicolo – Fotodramma per voce e sassofono tutto incentrato su una figura tipicamente napoletana: “i femminielli”; ed è nel segno della contaminazione tra le arti oltre che dell’ibridazione dei linguaggi che in un continuo gioco di rimandi un iniziale napoletano dei vicoli scivola in un italiano colto e poetico che attraversa le foto di Salvatore Esposito che la “messa in scena” trasforma in quinte teatrali.